Nel Guiness dei primati manca una classifica, quella degli
abusi edilizi. L’Italia stravincerebbe con il suo mezzo milione di costruzioni
mai autorizzate, mantenendo fieramente il primato, visto che ogni anno nuove
migliaia di case si aggiungano alla lista dei senza “permesso a costruire”.
L’abuso edilizio, anzi ormai lo possiamo chiamare
abuso-edilizio tutto attaccato, è una categoria a sé, ignota al resto del mondo
occidentale, cara agli italiani tanto quanto l’evasione-fiscale. E’ un costume
consolidato e trasversale, praticato da ricchi, poveri e mafiosi, molto al
centro e al sud ma con esempi in tutt’Italia.
Deriva dalla ribellione congenita alle regole del tipo “..a
casa mia faccio quello che voglio”, predicata anche da qualche leader politico;
da un malinteso principio del diritto alla casa, se ne ho diritto me la faccio
dove voglio; dalla pratica penitenziera del condono, che comprende la notizia
sussurrata: “fai in fretta che il Governo ne prepara un altro”;
dall’insofferenza ai tempi biblici del permesso, dove non vinciamo il Guiness
ma ci arriviamo vicino, classificati al posto 153 su 184 nazioni del mondo.
L’ “abusoedilizio” ha le sue leggende metropolitane, come
l’hotel sulla spiaggia da cento camere costruito in una notte, di cui sono
cultori assessori, tecnici comunali e vigili urbani che spergiurano che quella
casa “ieri non c’era!”, come potevo segnalare che era un abusoedilizio.
Ogni tanto si demolisce il disgraziato abuso: un quartierino
di seconde case in riva al mare o l’albergo non terminato sempre sulla
spiaggia, perché mare e l’abuso-edilizio si attraggono pericolosamente. Ed
allora è una festa di tv e giornalisti, associazioni e curiosi.
Ma tutti, dal politico locale al gastronomo esperto in
pianificazione, sfuggono la domanda: come abolire dalla cultura nazionale
l’abuso-edilizio?
E quando mai lo struzzo nazionale alzerà la testa dalla
sabbia ed esprimerà un’opinione intelligente su cosa intendiamo fare di mezzo
milione di abusi edilizi, adatti a
crollare in testa a circa un milione di persone, al primo sgrullo sismico?
Perché l’abuso-edilizio non è antisismico, è preferibilmente
costruito nel letto del torrente che esonda o, in alternativa, sulle pendici
del vulcano. Fu dopo un’eruzione etnea che un arrabbiatissimo abusivista, che
aveva perso la casa, dichiarò a gran voce la sua guerra allo Stato se non gli
avessero ridato ciò che aveva perso.
Chi ha il coraggio di affrontare il dilemma alzi la mano.
Perché non ci sono soluzioni semplici bensì un complicato programma di
demolizioni, spostamenti di persone, autorizzazioni e messa a norma e un sacco
di soldi per rifare paesaggi. Insomma, un progetto politicamente scorretto,
roba da perdere le elezioni per i prossimi quarant’anni.
Lo struzzo nazionale rimette la testa nella sabbia della
spiaggia di Selinunte, giusto accanto alla villetta abusiva per vacanze
ellenistiche: meglio non vedere e scandalizzarsi negli elzeviri.
Nel frattempo, grazie a Google Maps, l’Agenzia delle Entrate
fa pagare loro la TASI.







