martedì 24 gennaio 2017

El minarèt lumbard

El minarèt lumbard


Nella Brianza contaminata dell’Adalgisa del gran lumbard Ing. Carlo Emilio Gadda era così:“Poiché tutto, tutto! era passato pel capo degli architetti pastrufaziani, salvo forse i connotati del Buon Gusto. Era passato l’umberto e il guglielmo e il neo-classico e il neo-neoclassico e l’impero e il secondo impero; il liberty, il floreale, il corinzio il pompeiano, l’angioino l’egizio-sommaruga e il coppedè-alessio; e i casinos di gesso caramellato di Biarritz e di Ostenda, il P.L.M. e Fagnano Olona, Montecarlo, Indianàpolis, il Medioevo, cioè un Filippo Maria di buona bocca a braccetto col Califfo”

Serve la legge della Regione Lombardia (poi incostituzionale ma il buon lumbard non molla mai!) a porre fine a tanto sconcio di Califfo affermando finalmente come sia necessaria “la congruità architettonica e dimensionale degli edifici di culto previsti con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”

Ohibò, il legislatore accorto si riferisce forse al trionfo stilistico dei mobilifici della Valassina, nostrana mall modello Los Angeles, con i suoi lampadari-in-stile, mobili-su-misura e perfino il mitico arte-povera?
Oppure al virus della villetta mono e bi-familiare con box e tavernetta che ha fatto famoso il paesaggio lombardo nel mondo, che Stendhal la sindrome se la prenderebbe lui rimettendoci le penne?
O, “peculiarmente”, la chiesa lombarda romanica, gotica, barocca, a guglie e a certosa, toscaneggiante o neoclassica, a pianta centrale o a basilica, tonda, quadra, a croce, campanile a cipolla o razionalmente a traliccio, ovvero alla Giò Ponti, alla Botta, alla Figini e Pollini, alla Caccia Dominioni? 

Ma sono solo malignità! Dopotutto l’architettura è il volto di pietra della cultura dominante, suvvia!, non sarà la prima volta che il potere ne fa uso politico.
Haussmann sventrò Parigi per magnificare il secondo Impero, ma anche per caricare a cavallo i parigini riottosi rivoluzionari.
E che dire del Duce e la Terza Roma all’EUR? 

Ancora più ambizioso il sadico baffetto nazista che, mentre ipotizzava la deportazione giudea nel Madagascar, progettava l’importazione delle architetture monumentali dalle capitali europee a Berlino: smonti e rimonti e il gioco è fatto, i romani l’avevan fatto in Egitto, gli inglesi in Oriente.

Mica diciamo che le moschee sono vietate, siamo gente democratica. 
Ma facciamole almeno lumbàrd, dotate di tutti i comfort, videosorveglianza compresa che quegli scalzi, tra una flessione e l’altra, chissà che fanno.

Per aiutarli, la Brambilla & Figli Prefabbricati ha già messo sul mercato un Sant’Ambrogio in fibrocemento, a catalogo “Sant’Ambreus  MI-125”, di facile montaggio, diversa capienza, optional croce greca, mezzaluna e simbologie varie, a led per il risparmio energetico ma anche onde evitare confusione tra musulmano, valdese, ortodosso, anglicano e cristiano del settimo giorno.
Grazie a una convenzione con la Brambilla & Brambilla New Tech i fedeli saranno forniti di auricolari di ultima generazione per evitare che gli strilli del muezzin disturbino il sano consueto rumore del traffico cittadino.

La Figli di Brambilla snc fornisce, peraltro, squadre di montaggio certificate, caposquadra di Cavenago, squadre addestrate da otto uomini tutti di nome Mario, perché Ahmed, Abdul , Fuad e Hassan fa confusione, meglio standardizzare.

martedì 10 gennaio 2017

LE PIETRE D'INCIAMPO



Le pietre d’inciampo sono sampietrini, delle dimensioni di 10 x10 cm, con la faccia superiore ricoperta da una lastra di ottone , che porta incisi pochi dati significativi sulla persona che abitava nel portone di fronte: il nome e il cognome, la data di nascita, la data e il luogo di deportazione, la data di morte, quando conosciuta. 

Sono infatti il ricordo dei deportati nei campi di concentramento nazisti, inventati dall’artista tedesco Gunter Demning nel 1993 e riguardano tutti i deportati, politi, ebrei, militari, omosessuali, religiosi.

Le pietre d’inciampo sono monumenti diffusi che cercano di riannodare in maniera stabile il ricordo di persone che sono state brutalmente assassinate da un regime spietato, alla memoria collettiva, al sentimento di continuità che è istintivo nella specie umana, che vogliono assolvere al compito primo della memoria che è quello di ricordare la storia perché non si ripeta mai più.

Un monumento ha generalmente valore architettonico e normalmente ha lo scopo diretto di celebrare un fatto o tramandare una memoria  e, come primo impatto, richiama l’attenzione con la sua propria presenza fisica in luoghi importanti, come ad esempio il centro delle piazze: si pensi all’altare della Patria , alla colonna di Place Vendome a Parigi, agli innumerevoli monumenti commemorativi dei caduti delle varie guerre.

Le pietre d’inciampo sono invece un contro-monumento, non emergono ma favoriscono l’inciampo della memoria nei ricordi e,  infatti, nella versione tedesca del nome, Stolperstein, il verbo stolpern, che precede la parola pietra,  significa “attivare la memoria”.

In Italia ci sono circa cinquecento pietre d’inciampo e, quando si impara a riconoscerle, sono sconvolgenti: come quelle di Venezia che si riferiscono agli anziani strappati dalla casa di riposo o quelle a Torino, davanti all’ex convitto dei poveri dove visse in gioventù Antonio Gramsci.

Tra poco anche a Milano ci saranno le prime pietre d’inciampo, perché l’orrore è stato universale, e quindi è importante ricordarlo, specialmente in tempi di distrazione come quelli che viviamo.