mercoledì 6 settembre 2017

FLW

di Antonella Flores
 

Frank Lloyd  Wright ha dedicato tutta la sua vita a progettare case d’abitazione che dovevano, nella sua concezione, rappresentare un rifugio: aveva a sua disposizione tutta la tradizione americana, in cui seppe trovare gli elementi che potevano essere tenuti come base per il futuro, aggiungendone di nuovi e sviluppandone la struttura con la forza del genio.

Scrive Giedion  di avere capito la concezione degli spazi interni delle case di Wright una volta che si fermò in un padiglione di caccia in Vermont, che aveva al centro un massiccio camino di pietra che attraversava completamente la stanza per uscire sul tetto, in cui non c’era soffitto ma semplicemente le travi non nascoste, da cui pendevano pelli di volpi e orsi,  come divisori interni (un incubo). 

Wright praticò l’architettura solare passiva ancora prima che questa avesse un nome, orientando gli edifici in modo da fargli ricevere luce solare su tre lati e realizzando aggetti dei tetti per ombreggiare d’estate ma non ostacolare il sole invernale.

FLW ha inoltre sempre ammesso l’influenza giapponese sulla sua opera e l’arte orientale fu l’unica che collezionò; l’architettura dell’estremo oriente non fu per lui un modo per trovare ispirazione, bensì una corrispondenza di simpatia e affinità elettiva.


Nella realtà però un rifugio spesso non protegge da nulla: basti guardare Taliesin, la casa che Wright battezzò in onore di un poeta celtico del VI secolo, che non lascia dubbi sull’influenza dell’arte orientale sul suo autore, ma non protesse il grande amore di Wright dall’assassino che la uccise per motivi forse morali ( Wright e Martha Borthwick erano amanti e lei, per di più, aveva lasciato il marito) il 15 agosto del 1914 e che poi incendiò la casa.

La casa fu ricostruita e sorge ancora su una collina, che  però sta lentamente scivolando verso valle: nella pratica gli edifici di Wright (come quelli di Le Corbusier) hanno manifestato un gran numero di problemi costruttivi, insellamenti e cedimenti che hanno richiesto negli anni seri lavori ricostruzione e puntellazione, a causa dell’inflessione delle travi, nell’eterno gioco d’azzardo con la gravità.

Ma i difetti ricorrenti nell’opera di Wright sono state le infiltrazione d’acqua dai tetti: il desiderio di progettare forme innovative usando materiali nuovi ha avuto spesso conseguenze catastrofiche e anche ridicole, anche perché Wright ha sempre evitato di scusarsi con i clienti.


Quando durante un pranzo nella sua nuova casa l’acqua cominciò a gocciolare sulla testa del proprietario e questi telefonò all’architetto, questo gli suggerì di scostare la sedia e un’altra spiritosa cliente alle domande circa lo sgocciolamento del tetto di casa sua rispondeva: “E’ così che succede quando si lascia un’opera d’arte alla pioggia”.