FLW
di Antonella Flores
Frank Lloyd Wright ha
dedicato tutta la sua vita a progettare case d’abitazione che dovevano, nella
sua concezione, rappresentare un rifugio: aveva a sua disposizione tutta la
tradizione americana, in cui seppe trovare gli elementi che potevano essere
tenuti come base per il futuro, aggiungendone di nuovi e sviluppandone la struttura
con la forza del genio.
Scrive Giedion
di avere capito la concezione degli spazi interni delle case di Wright
una volta che si fermò in un padiglione di caccia in Vermont, che aveva al
centro un massiccio camino di pietra che attraversava completamente la stanza
per uscire sul tetto, in cui non c’era soffitto ma semplicemente le travi non
nascoste, da cui pendevano pelli di volpi e orsi, come divisori interni (un incubo).
Wright
praticò l’architettura solare passiva ancora prima che questa avesse un nome,
orientando gli edifici in modo da fargli ricevere luce solare su tre lati e
realizzando aggetti dei tetti per ombreggiare d’estate ma non ostacolare il
sole invernale.
FLW ha inoltre sempre ammesso l’influenza giapponese sulla
sua opera e l’arte orientale fu l’unica che collezionò; l’architettura
dell’estremo oriente non fu per lui un modo per trovare ispirazione, bensì una
corrispondenza di simpatia e affinità elettiva.
Nella realtà però un rifugio spesso non protegge da nulla:
basti guardare Taliesin, la casa che Wright battezzò in onore di un poeta
celtico del VI secolo, che non lascia dubbi sull’influenza dell’arte orientale
sul suo autore, ma non protesse il grande amore di Wright dall’assassino che la
uccise per motivi forse morali ( Wright e Martha Borthwick erano amanti e lei,
per di più, aveva lasciato il marito) il 15 agosto del 1914 e che poi incendiò
la casa.
La casa fu ricostruita e sorge ancora su una collina, che però sta lentamente scivolando verso valle: nella
pratica gli edifici di Wright (come quelli di Le Corbusier) hanno manifestato
un gran numero di problemi costruttivi, insellamenti e cedimenti che hanno
richiesto negli anni seri lavori ricostruzione e puntellazione, a causa
dell’inflessione delle travi, nell’eterno gioco d’azzardo con la gravità.
Ma i difetti ricorrenti
nell’opera di Wright sono state le infiltrazione d’acqua dai tetti: il
desiderio di progettare forme innovative usando materiali nuovi ha avuto spesso
conseguenze catastrofiche e anche ridicole, anche perché Wright ha sempre
evitato di scusarsi con i clienti.
Quando durante un pranzo nella sua nuova casa l’acqua
cominciò a gocciolare sulla testa del proprietario e questi telefonò all’architetto,
questo gli suggerì di scostare la sedia e un’altra spiritosa cliente alle
domande circa lo sgocciolamento del tetto di casa sua rispondeva: “E’ così che
succede quando si lascia un’opera d’arte alla pioggia”.
