giovedì 19 ottobre 2017

L’abuso-edilizio e lo struzzo nazionale


Nel Guiness dei primati manca una classifica, quella degli abusi edilizi. L’Italia stravincerebbe con il suo mezzo milione di costruzioni mai autorizzate, mantenendo fieramente il primato, visto che ogni anno nuove migliaia di case si aggiungano alla lista dei senza “permesso a costruire”.



L’abuso edilizio, anzi ormai lo possiamo chiamare abuso-edilizio tutto attaccato, è una categoria a sé, ignota al resto del mondo occidentale, cara agli italiani tanto quanto l’evasione-fiscale. E’ un costume consolidato e trasversale, praticato da ricchi, poveri e mafiosi, molto al centro e al sud ma con esempi in tutt’Italia.

Deriva dalla ribellione congenita alle regole del tipo “..a casa mia faccio quello che voglio”, predicata anche da qualche leader politico; da un malinteso principio del diritto alla casa, se ne ho diritto me la faccio dove voglio; dalla pratica penitenziera del condono, che comprende la notizia sussurrata: “fai in fretta che il Governo ne prepara un altro”; dall’insofferenza ai tempi biblici del permesso, dove non vinciamo il Guiness ma ci arriviamo vicino, classificati al posto 153 su 184 nazioni del mondo.

L’ “abusoedilizio” ha le sue leggende metropolitane, come l’hotel sulla spiaggia da cento camere costruito in una notte, di cui sono cultori assessori, tecnici comunali e vigili urbani che spergiurano che quella casa “ieri non c’era!”, come potevo segnalare che era un abusoedilizio.

Ogni tanto si demolisce il disgraziato abuso: un quartierino di seconde case in riva al mare o l’albergo non terminato sempre sulla spiaggia, perché mare e l’abuso-edilizio si attraggono pericolosamente. Ed allora è una festa di tv e giornalisti, associazioni e curiosi.

Ma tutti, dal politico locale al gastronomo esperto in pianificazione, sfuggono la domanda: come abolire dalla cultura nazionale l’abuso-edilizio?
E quando mai lo struzzo nazionale alzerà la testa dalla sabbia ed esprimerà un’opinione intelligente su cosa intendiamo fare di mezzo milione di abusi edilizi,  adatti a crollare in testa a circa un milione di persone, al primo sgrullo sismico?

Perché l’abuso-edilizio non è antisismico, è preferibilmente costruito nel letto del torrente che esonda o, in alternativa, sulle pendici del vulcano. Fu dopo un’eruzione etnea che un arrabbiatissimo abusivista, che aveva perso la casa, dichiarò a gran voce la sua guerra allo Stato se non gli avessero ridato ciò che aveva perso.

Chi ha il coraggio di affrontare il dilemma alzi la mano. Perché non ci sono soluzioni semplici bensì un complicato programma di demolizioni, spostamenti di persone, autorizzazioni e messa a norma e un sacco di soldi per rifare paesaggi. Insomma, un progetto politicamente scorretto, roba da perdere le elezioni per i prossimi quarant’anni.

Lo struzzo nazionale rimette la testa nella sabbia della spiaggia di Selinunte, giusto accanto alla villetta abusiva per vacanze ellenistiche: meglio non vedere e scandalizzarsi negli elzeviri.

Nel frattempo, grazie a Google Maps, l’Agenzia delle Entrate fa pagare loro  la TASI.

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