martedì 18 ottobre 2016



Malaussène in cantiere

di Antonella Flores


Benjamin Malaussène è il famoso protagonista di una serie di romanzi di Daniel Pennac: all’inizio della carriera lavora ai “Grandi Magazzini” e successivamente si trasferisce alle “Edizioni del Taglione”.  
La sua professione  rimane comunque sempre la stessa e cioè quella di capro espiatorio: lui può vivere tranquillamente appartato fino a quando un cliente insoddisfatto va a protestare, per qualunque motivo, in azienda. Allora  Benjamin viene chiamato e gli  viene attribuita la colpa dell’accaduto, per questo viene duramente ripreso, lui piange e la situazione quasi sempre si risolve per la pietà che il nostro eroe suscita nel cliente.

Il Direttore dei lavori è il Malaussène dell’edilizia: quando le cose vanno bene (non molto spesso in verità), nessuno si interessa al povero, anonimo, direttore dei lavori; invece basta una crepa, un qualunque problema anche infimo, perché la competenza del direttore dei lavori venga messa in discussione: nei casi più gravi si aprono le porte dei tribunali in diatribe che vanno avanti anni e possono rovinare un’intera vita professionale.
Perché generalmente nessuno prova pietà per il direttore dei lavori, neanche quando si capisce che la colpa è altrui, spesso dell’impresa o meglio del capocantiere che ne sa sempre di più, esattamente come i committenti.

Certo la colpa originaria è del direttore dei lavori: come si fa a scegliere una professione in cui i mezzi di lavoro principali sono il programma dei lavori e il S.A.L. (stato di avanzamento dei lavori)? Come immaginare qualcosa di meno glamour?
Viene facile pensare che un tipo così nasconda chissà quali colpe.

Ci  sono stati nella storia grandissimi direttori dei lavori, ai quali dobbiamo infinita gratitudine e ai quali dobbiamo sempre pensare nei momenti di delusione: Filippo Brunelleschi, ad esempio, mandò via dal cantiere (e che cantiere!) tutti gli operai che avevano osato dubitare delle sue soluzione tecniche, per poi riprenderli con una paga più bassa.
Ma Brunelleschi era un grande genio, e in lui l’egotismo era naturale.

Anche Jacopo Sansovino, fiorentino pure lui, era un grande genio e veramente “Proto” archistar, nel senso di massimo architetto della repubblica Veneta, a lui successe la più grande disgrazia che può affliggere un direttore dei lavori: fu arrestato nell’esercizio delle sue funzioni.
Nel 1536 Jacopo ebbe l’incarico dalla Repubblica di costruire una “fabbrica” di fronte al Palazzo Ducale che, nell’anno successivo, fu destinata a Libreria. Questo edificio, che possiamo fortunatamente ancora ammirare,  aveva una grande volta nella “sala massima” e nella notte del 18 dicembre 1545 ,ancora in costruzione,  crollò.

Sansovino fu imprigionato, processato e condannato a mille ducati di multa, somma che la Repubblica riteneva necessaria per ricostruire la volta;  lui pagò a rate di cento ducati, e fu sospeso per due anni dall’ufficio. Poco importò se il crollo, probabilmente, fosse dovuto alla lentezza dei lavori e alle temperature troppo basse che compromisero la presa del cemento: in tutti i tempi è stato sempre più sbrigativo individuare il capro espiatorio, meglio se straniero .



Nessun commento:

Posta un commento