martedì 13 settembre 2016


Non è un Paese per architetti_2

LA CARTA-NORMA

Ho chiesto ad un amico, famoso architetto, regolare autorizzazione a narrare questa breve storia, assolutamente autentica.

Era in corso una conferenza di servizi[1] per l’approvazione di un progetto di un centro per uffici quando l’Ingegnere Capo del Comune della Capitale intervenne ricordando al mio amico architetto che avrebbe dovuto spostare il parcheggio almeno quindici metri indietro dalla fila di costruzioni che poteva ben vedere dalle  cartografie comunali.

Dopo un attimo di smarrimento, l’architetto si riprese ed estratto l’immancabile palmare potè dimostrare, fotografie alla mano, che l’Ingegnere Capo si sbagliava! La fila di case non esisteva più, era stata demolita da tempo immemore, incassando in questa sua pretesa l’inatteso aiuto del Tecnico dell’Azienda Municipale del Gas, che ricordava che l’assessore tal dei tali ci aveva perso le elezioni, per quella curiosa ansia di demolire.
L’Ingegnere Capo, uomo esperto e di buon senso, non potè che abbozzare: le foto erano nitide, le case non c’erano più. Del resto da quelle parti lui non ci capitava mai e poi la Capitale è immensa, non si può tenere dietro a tutto. Anche se l’assessore demolitore se lo ricordava, ahimè.

“Però….” Disse dopo un attimo l’attempato Ingegnere Capo. Però, non si potrebbe comunque spostare indietro il parcheggio? Sul Piano Regolatore le costruzioni risultano esserci e c’è la fascia di rispetto, così non ci complichiamo le cose.

L’architetto, ingenuo, rispose con un’asserzione terribilmente razionale: ma se le costruzioni non ci sono più non bisognerebbe cancellarle dalle cartografie e spostare la fascia di rispetto?
Fu qui che l’Ingegnere Comunale, con un colpo di genio corredato da un raggio di luce di quelli che squarciano le nuvole nei quadri seicenteschi, espresse la seguente massima, che ogni municipio dovrebbe scolpire all’ingresso degli uffici tecnici perché ogni architetto si regoli di conseguenza e non faccia perdere tempo:
“ Eh no signor mio, architetto” e con un sorriso felice aggiunse “La carta è norma!”

Fu così che il mio povero amico chinò il capo e spostò il parcheggio.

E’ da allora che sogno in modo ricorrente un luogo inaccessibile dove anziani e saggi Ingegneri Capi e Responsabili Unici del Procedimento, governati dai grandi Sacerdoti del Diritto Amministrativo, conservano le mitiche Cartenorme su cui sono disegnate città misteriose e diverse, fatte di costruzioni eterne e destinazioni d’uso immutabili, con strade dove tutti attraversano sulle strisce pedonali e nelle periferie ci sono davvero le fogne, i negozi e i lampioni previsti dal piano di edilizia economica e popolare.


[1] Dicesi Conferenza di servizi una riunione per approvare un progetto a cui partecipano almeno venti persone di una dozzina di Enti – ma la Soprintendenza che dà sempre buca – che finisce sempre col rimandare ad un’altra Conferenza di servizi che rimanda ad un’altra Conferenza di servizi che rimanda ….

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